THE PROJECT

Blog_project_1Mi ricordo nitidamente una sera, stavo camminando per Londra, ero lì in vacanza per un paio di settimane. Camminavo e guardavo, c’erano tante luci, per strada, nelle case, nei negozi, dappertutto. Londra sa essere incredibilmente luminosa nel suo grigiume. Mi guardavo intorno e mi cadeva l’occhio nelle case, soprattutto, mi veniva da guardare nelle finestre bassissime, sotto al livello della strada, dove si vedono tante vite incastrate in quel baricentro sotterraneo, che si muovono tra la luce artificiale e la moquette. Mi è ricapitato a Copenhagen, dove ho scoperto una cucina popolosissima durante una domenica novembrina di passeggiate infreddolite. A Berlino piegavo la testa verso l’alto e quei palazzoni di sovietica memoria che sembrano un po’ dei parallelepipedi brutti buttati sì ma con rigore, anziché tristezza, mi davano allegria. Perché guardavo quelle luci nelle finestre e mi immaginavo le vite di là dal vetro. Lo faccio anche nella mia città, lo faccio sempre.
La mia forma di curiosità è questa: le case degli altri. Le vite che stanno dietro agli oggetti, che poi sono delle scelte. Le scelte stesse, che siano spontanee, o indotte, chi lo sa? Sicuramente raccontano. E io voglio osservare queste storie, riportarle e continuare a immaginare e poi raccogliere e raccontare di nuovo. Ho il feticcio diseducato del design d’interni, fatto di amore per il bello più che di studio. Mischio tutto, guardo, bramo, a volte mi commuovo. Scatto due foto, le riguardo, le pubblico e spero che la storia si materializzi anche nella testa di chi fa click.

 

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